Una terrazza sulla valdorcia
Siamo in Toscana?
Allora si mangia bene ovunque!
Ma ne siamo sicuri? O è un luogo comune? Se è vero che in Toscana c’è mediamente una bella ricchezza di tradizioni gastronomiche e di sapori, equilibrati e ben decisi, è anche vero però che non è affatto facile trovare locali che aderiscano all’idea di “buona vecchia
trattoria”, quell’immagine che ci frulla in testa quando pensiamo di sederci a un tavolo e regalarci un tranquillo pranzo casereccio senza troppo impegno e di facile e immediata godibilità. Provate, nelle campagne e nei borghetti che punteggiano
gli itinerari più o meno classici tra strade dell’olio, del vino e dei formaggi, a trovare una trattoria giusta! Dove atmosfera e cibo siano in armonia. Capita che ci sia troppo olio (o grasso), che le cotture siano troppo spinte, che i sapori di base siano coperti da altri... che si tiri un po’ via, insomma, magari sull’equivoco di una “tipicità” che non sempre è positiva in quanto tale e che non può servire a coprire magagne di altro tipo.
Tutto questo per introdurre il racconto della storia e dei sapori di Daria Cappelli e del suo “wine bar” - ma anche semplicemente trattoria, osteria o enoteca - La Porta a Monticchiello, frazione di Pienza da cui il borgo è dominato. La “location” - ma la parola rischia di essere altisonante - è tra quelle mozzafiato, col terrazzo proiettato sulla VaI d’Orcia che si abbraccia tutta. Da lì vengono le etichette che Daria si appassiona a scoprire e a proporre, da lì vengono le carni selezionate dalla macelleria Scroccaro di Pienza, da lì arrivano i co
nigli, le faraone, i fegatelli che la mamma di Daria continua a cucinare personalmente ogni giorno e che meticolosamente cura nella preparazione e farcitura e nella delicata cottura (specialmente per i fegatelli). Dunque, carni ripiene (faraona e coniglio) cotte a puntino, secondo tradizione, bei formaggi, salumi giusti, insalate classiche e uno splendido panorama, un’oasi di pace in cui godersi un angolo di Toscana che sembra ancora intonsa.
La Porta, però, non è solo “una trattoria”. La Porta è anche la storia di Daria, o almeno della sua “seconda vita”. Daria
non avrebbe mai pensato di aprire una trattoria, o un wine bar.
Era felicemente sposata con un orafo di Firenze, insieme avevano un lavoro, due figlie, una vita. Un giorno di abbastanza anni fa, dei rapinatori hanno stroncato la vita del marito di Daria e lei si è ritrovata sola, completamente « Dopo la disperazione -racconta lei -tentativi di ricostruzione. Mio padre aveva questi locali qui, aveva provato ad affittarli ma non andava. Del resto, io non pensavo né di fermarmi in paese (era stretto!) né tantomeno di aprire un wine bar. Però iniziai a gestirlo piano piano, cinque anni fa. Poi pensavo di darlo via, i miei genitori erano stanchi. A un certo punto incontro Manuele, un ragazzo della zona che aveva lavorato da Avignonesi, poi all’Amorosa di Sinalunga. lo avevo già lavorato con un cuoco veneto, ma non era andata benissimo. Volevo che il cuoco entrasse in società con me, lui invece ha preferito essere dipendente. Così abbiamo comunque iniziato a lavorare insieme. E devo dire che va molto bene!» In effetti, i piatti sono semplici, ma curati, l’integrazione tra le preparazioni di mamma Liliana e quelle di Manuele è ottima, le scelte di Dania sono in sintonia con i sapori e con il territorio. Insomma, un bell’angolo. E lo scoprirono qualche tempo fa anche i tedeschi! «Sì, porca miseria - sorride Daria - Questa storia è incredibile. Una rivista tedesca scrisse: se siete fuori dal Chianti, andate alla Porta a mangiare la panna cotta". Da allora abbiamo i tedeschi qui fuori fin dalle 9 del mattino, che chiedono la panna cotta!» La vita di Daria ha quindi iniziato a girare intorno alla Porta, è stato una specie di ponte che le ha permesso di riassaporare la vita. Anche le due figlie, segnate profondamente dai drammatici eventi del passato, ora sembra che vogliano condividere la nuova esperienza di Daria.
«Questo, alla fine, è un lavoro che mi piace - fa Daria - Monticchiello è un limite, ma questo lavoro per un verso mi compensa di molte cose. Incontro persone, storie diverse, è un po’ come viaggiare sempre, anche se solo con la fantasia». Una semplicità, un’immediatezza, una freschezza, che Daria riesce a trasmettere anche ai suoi ospiti. Non è poco, da queste parti... e di questi tempi.
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